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San Luca Limited Edition 50+50

In un anno particolare per la storia del design italiano, in cui ricorrono l’anniversario per i 100 anni dalla nascita di Achille e l’anniversario per i 50 anni dalla scomparsa del fratello Pier Giacomo, Poltrona Frau ha voluto rendere omaggio ai fratelli Castiglioni attraverso il lancio di un’edizione limitata della poltrona Sanluca.

Presentata per la prima volta nel 1960 alla XII Triennale di Milano ed inclusa nel catalogo Poltrona Frau nel 2004, la poltrona Sanluca è senz’altro una delle grandi icone del design italiano, ma non solo. È anche la testimonianza tangibile del rapporto fortissimo che legava Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

L’edizione in serie limitata della poltrona Sanluca ricorda e celebra questo sodalizio e contemporaneamente ci parla di un altro gigante del progetto, l’artista e grafico svizzero Max Huber, legato ai fratelli Castiglioni da un’amicizia decennale. A lui si deve l’opera da cui è stato sviluppato l’inedito e prezioso tessuto che riveste la poltrona Sanluca Limited Edition.

Disponibile in 100 pezzi, 50 con rivestimento bianco su fondo nero e 50 con rivestimento nero su fondo bianco.

Poltrona San Luca - Le Origini

La Sanluca (così chiamata dall’omonimo portico di Bologna ove fu fotografata da Mauro Masera) nasce tra il 1959 e il 1960. Viene presentata alla XII Triennale di Milano, suscitando opinioni contrastanti: una parte della critica la interpreta come un ritorno a temi tipologici borghesi, quasi una bérgère, un’altra parte si affanna a giustificarne la linea, totalmente inedita per un imbottito, come omaggio al Futurismo e a certe “forme dinamiche nello spazio” di Boccioni. Pochi ne comprendono il portato di innovazione: nella Sanluca proprio ciò che appare pura forma è in realtà pura funzione. La capacità “sculturale” dei due fratelli, ereditata dal padre Giannino, celebre scultore, ha infatti saputo trasformare in iconico un gesto che è, in realtà, da un lato ergonomico, dall’altro produttivo. La sagoma “a onde” rappresenta infatti un corpo umano seduto: si tratta quindi di una delle prime manifestazioni di una nuova scienza che, provenendo da ambienti tecnici, l’automobile in particolare, si affacciava allora sulla scena del design: più tardi si chiamerà ergonomia. Ogni singola curva della Sanluca coincide, a ben vedere, con un preciso punto della colonna vertebrale umana: la piega tra il collo e le spalle, quella tra la schiena e le natiche, quella tra le natiche e le gambe.

Achille & Pier Giacomo Castiglioni

Achille e Pier Giacomo costituiscono un sodalizio straordinario: i due fratelli pensano e progettano all’unisono (ricorda Lisa Ponti: “arrivavano a Domus assieme, sempre in due anche se ne sarebbe bastato uno! aprivano un disegno e il primo cominciava una frase che il secondo finiva”).
Sono anni di grandi opportunità e di grandi invenzioni: il furniture e il product design italiani, sotto i colpi serrati dei due Castiglioni, conquistano la modernità. Dagli oggetti più essenziali, come l’interruttore per VML, prodotto in milioni di esemplari, agli ironici ready-made, come la lampada “Toio” di Flos, ancora oggi il nostro panorama abitativo è segnato dalla presenza dei loro progetti. Alla morte di Pier Giacomo, Achille prosegue la, sua attività in grande continuità di ideali e di forme. Innumerevoli i capolavori anche in questo secondo periodo, dalla lampada Parentesi del 1971 al tavolino pieghevole Cumano di Zanotta del 1979, dai sanitari Linda del 1977 alla poltrona San Carlo del 1983, dal lampadario Taraxacum del 1988 al tavolo T95 del 1995.

Max Huber

Max Huber nasce a Baat nel 1919, dopo aver studiato grafica presso la Kunstgewerbeschule di Zurigo, nel 1945 si trasferisce a Milano, incaricato, con Albe Steiner del progetto grafico per la VIII Triennale. Contemporaneamente inizia un’importante collaborazione con Giulio Einaudi.

Intensa l’attività negli anni ‘50, in particolare per la Rinascente, che lo porta, nel 1954, a ricevere il premio Compasso d’Oro. Molte aziende e istituzioni, come Coin, Nava, Esselunga, conservano ancora oggi il segno della sua mano. Da sempre l’attività di grafico si affianca per Huber a quella di pittore. Tra il 1964 e il 1968 Max Huber realizza tre opere intitolate “Onde Geofisiche”, una in bianco su nero, una in nero su bianco e infine una in nero su senape. In esse traccia linee assimilabili alle curve di livello di una carta geografica. In particolare uno di questi disegni, che misura 32,5×69 cm, è apparso adatto a essere portato a rapporto e trasformato in tessuto, nelle due varianti negativo-positivo: bianco su nero e nero su bianco.

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Contattaci via email a info@internionline.it per avere maggiori informazioni sulla riedizione di questa grandissima opera di design e se sei interessato all’acquisto.

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