Cappellini Presenta Carnet de Voyage
Milan Design Week 2026

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In occasione della Milano Design Week 2026, Cappellini ha trasformato lo Spazio Cappellini Milano in un viaggio immaginario attraverso culture, città e suggestioni internazionali. Intitolata Carnet de Voyage, l’esposizione è stata concepita da Giulio Cappellini come una sequenza di ambienti ispirati a Milano, New York, Dakar e Tokyo. Ogni città introduceva un proprio ritmo visivo, una precisa atmosfera e una diversa intensità emotiva, dando vita a un percorso fluido e cinematografico sospeso tra design, arte e memoria.
La mostra si sviluppava come un diario di viaggio tradotto in interni. Milano prendeva forma come un paesaggio domestico sofisticato, dove riferimenti storici e sperimentazione contemporanea convivevano attraverso progetti come Out of Scale di Elena Salmistraro e i tavoli DueVolte di Antrei Hartikainen. Sculture in bronzo, dipinti e oggetti da collezione completavano l’atmosfera, riaffermando il costante interesse di Cappellini per il dialogo tra arredo e cultura visiva.
New York introduceva invece una dimensione più rigorosa e metropolitana. Costruito attorno all’immagine di un ufficio su Park Avenue, lo spazio esplorava l’equilibrio tra arte, architettura e design industriale attraverso contrasti attentamente calibrati. La libreria A.B.C. di Alberto Meda, il BIG Sofa di BIG – Bjarke Ingels Group e il tavolo Lochness di Piero Lissoni definivano un ambiente scandito da precisione compositiva, ordine e una monumentalità silenziosa. Grandi opere pittoriche e oggetti da collezione introducevano una dimensione più intima all’interno del contesto urbano.
L’atmosfera cambiava radicalmente con Dakar, dove colore e matericità diventavano il centro della narrazione. Icone Cappellini come Tube Chair e Three Sofa de Luxe entravano in dialogo con le opere scultoree di Luciano Francescon e con la Tom chair di Reggy St Surin. Lo spazio sprigionava
un’energia vibrante, celebrando movimento, spontaneità e individualità, in quello che rappresentava uno dei momenti più espressivi dell’intera esposizione.
Tokyo, al contrario, si concentrava su essenzialità e rigore grafico. Superfici nere, illuminazioni fluorescenti e tonalità acide definivano un lounge futuristico costruito attraverso geometrie nette e forti contrasti visivi. Elementi come la madia Reti Co e le sedute Orla introducevano una sensibilità più sperimentale, mentre le installazioni luminose di Draga & Aurel intensificavano l’atmosfera con bagliori quasi cinematografici. Il risultato era un ambiente in cui disciplina formale e spirito ludico convivevano con sorprendente naturalezza.