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Sedie Cassina: la guida per i collezionisti

Scopri le iconiche sedute di Cassina e i grandi designer che le hanno concepite, da Le Corbusier e Charlotte Perriand a Mario Bellini e Gerrit Rietveld, e lasciati guidare alla scoperta di come le loro creazioni continuino ancora oggi a plasmare il volto degli interni contemporanei.

brand guide Settembre 2026
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Le sedie Cassina sono tra gli oggetti più studiati nella storia del design del dopoguerra. Non è un’affermazione di marketing, ma la semplice constatazione di ciò che accade quando un’unica azienda, fondata a Meda, in Lombardia, nel 1927, mantiene nel tempo un rapporto costante con alcune delle menti più rigorose e autorevoli del design del XX e XXI secolo. L’archivio Cassina sembra quasi un programma di studi: Le Corbusier, Charlotte Perriand, Pierre Jeanneret, Gerrit Rietveld, Mario Bellini e Vico Magistretti, solo per citarne alcuni. Nessun altro marchio italiano di arredamento può vantare un patrimonio di autori e di opere legato al modernismo di tale ampiezza.

Le sedie della collezione Cassina non sono semplici riproduzioni, nel senso riduttivo del termine. Sono produzioni autorizzate, realizzate in collaborazione con le fondazioni degli architetti e nel rispetto delle specifiche originarie, tanto nella scelta dei materiali quanto nelle tecniche costruttive. È una distinzione tutt’altro che marginale, soprattutto quando si considera una sedia presentata per la prima volta nel 1929 e ancora oggi prodotta.

Il ruolo di Cassina nella storia del design italiano

L’industria italiana del mobile del dopoguerra si sviluppò secondo un modello ben preciso: piccoli produttori altamente specializzati, concentrati nell’area milanese, che lavoravano a stretto contatto con architetti e designer impegnati, allo stesso tempo, nella ricostruzione delle città italiane e nel rinnovamento della cultura dell’abitare. Cassina si trovava proprio al centro di questo contesto. Lo stabilimento di Meda era abbastanza vicino a Milano da rendere la collaborazione una realtà quotidiana, più che una semplice intesa formale.

La trasformazione dell’azienda, da realtà artigianale di respiro regionale a vera e propria istituzione del design, conobbe una forte accelerazione negli anni Cinquanta e Sessanta, quando i fratelli Cesare e Umberto Cassina iniziarono ad affidare progetti originali ad architetti che fino ad allora non si erano mai cimentati nella progettazione di arredi. Questa scelta, che portava a concepire la seduta come un’opera di architettura anziché come un semplice esercizio di tappezzeria, diede vita a oggetti che ancora oggi conservano, nel senso migliore del termine, una certa irrisolutezza strutturale e intellettuale: continuano a suscitare una reazione, a interrogare chi li osserva e li utilizza.

Nel 1964 Cassina acquisì i diritti per la produzione degli arredi progettati da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, dando origine a quello che sarebbe diventato il programma I Maestri: una selezione curata di edizioni autorizzate di capolavori del design del XX secolo. Quella decisione segnò una svolta destinata a ridefinire stabilmente l’identità dell’azienda. Cassina divenne così, al tempo stesso, produttore e custode di un patrimonio del design moderno.

Disponibile in un’ampissima gamma di colori e con la possibilità di scegliere tra una base in tondino d’acciaio o gambe in legno, la Eames Plastic Chair si adatta con naturalezza a qualsiasi tavolo o scrivania. Grazie alla sua storia straordinaria e alla purezza delle sue forme, è ancora oggi uno dei prodotti più venduti di Vitra e una delle sedute più apprezzate dagli appassionati di design.

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The Modernist Chairs: LC 1, Capitol Complex, and Zig Zag

La LC 1 Sling Chair, progettata da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand e presentata per la prima volta al Salon d’Automne di Parigi nel 1929, è ancora oggi una delle sedie più studiate e analizzate nella storia del design. La struttura in tubolare cromato sostiene uno schienale basculante in pelle o cuoio, un meccanismo che consente a chi vi si accomoda di modificare la propria postura senza dover spostare la sedia. Qui la tecnica è esibita, non celata. Non c’è nulla di nascosto, nessun corpo imbottito a mascherare la struttura portante. Nel 1929, questa dichiarata sincerità costruttiva rappresentava un vero e proprio gesto programmatico; ancora oggi, la sedia comunica esattamente la stessa idea.

La Capitol Complex Chair di Pierre Jeanneret porta con sé un significato di tutt’altra natura. Progettata per gli edifici governativi di Chandigarh, la nuova capitale dell’India pianificata da Le Corbusier nei primi anni Cinquanta, questa sedia veniva originariamente prodotta in loco, utilizzando teak e canna intrecciata. Era arredo istituzionale nel senso più concreto del termine, concepito per aule di tribunale, uffici e sedi governative. L’edizione autorizzata da Cassina conserva i caratteristici braccioli a V e la seduta a intreccio aperto, restituendo alla produzione un progetto che nel tempo era quasi completamente scomparso dalla circolazione. Il legame della sedia con uno specifico momento politico e culturale della storia postcoloniale le conferisce una profondità che gli arredi concepiti esclusivamente in chiave estetica raggiungono solo di rado.

La Zig Zag Chair di Gerrit Rietveld, progettata originariamente nel 1934, appartiene invece a una tradizione completamente diversa. Se la LC 1 è uno studio sulla materia e sulle possibilità offerte dalla produzione industriale, la Zig Zag è un esercizio di apparente paradosso strutturale. Quattro piani lignei, uniti tra loro secondo angoli acuti, danno vita a una struttura a sbalzo che, a prima vista, sembrerebbe impossibile da sostenere e che invece funziona perfettamente. Rietveld faceva parte di De Stijl, il movimento olandese che riduceva la forma ai suoi elementi geometrici essenziali, e la Zig Zag rappresenta forse la più nitida applicazione di quella filosofia al mondo della seduta. Cassina la realizza in ciliegio massello e noce, materiali che valorizzano il modo in cui le venature del legno seguono e accentuano la tensione delle sue linee spezzate.

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Le Cab Chair di Mario Bellini: quando la pelle diventa architettura

Mario Bellini progettò la sedia Cab nel 1977, dando forma a un concetto autenticamente innovativo. Una struttura in acciaio viene rivestita da un unico elemento di cuoio da selleria, cucito agli angoli e chiuso con una cerniera lungo le gambe, fino a trasformare la pelle stessa nell’involucro strutturale della sedia. Non si limita a rivestire una forma: è la forma. Una distinzione al tempo stesso tecnica e visiva.

Sia la Cab Side Chair sia la Cab Armchair nascono da questo stesso principio. La sedia da pranzo ha una presenza elegante e misurata, con una silhouette compatta e perfettamente compiuta. La poltroncina Cab amplia leggermente la struttura, introducendo un ampio bracciolo che prosegue senza soluzione di continuità la logica della superficie unica in cuoio da selleria. Entrambe evolvono insieme al materiale con il passare del tempo, sviluppando una patina che nessun rivestimento sottoposto a finitura industriale potrebbe mai riprodurre. È una delle rare sedute di produzione contemporanea il cui carattere, anziché attenuarsi, si intensifica con l’uso.

Per chi desidera approfondire, nei nostri archivi è disponibile un’analisi dedicata alla poltroncina, con un esame più completo dei materiali e del suo contesto storico. Questa panoramica si concentra invece sul ruolo che le sedute Cab ricoprono all’interno di un più ampio sistema di sedute.

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Charlotte Perriand's Tabouret Stools: Function as Cultural Memory

Charlotte Perriand trascorse diversi anni in Giappone, a partire dal 1940, e quell’esperienza contribuì a ridefinire il suo approccio alla forma, già allora improntato a grande rigore. I Tabouret che progettò nel 1950 per la stazione sciistica di Méribel sono il risultato di questa sintesi: un linguaggio di matrice alpina filtrato attraverso una sensibilità affinata sulla logica dell’incastro della tradizione giapponese e sull’essenzialità dell’artigianato contadino. Ne nasce uno sgabello di sorprendente semplicità. Tre o quattro gambe, una seduta piana, nessun ornamento. Eppure le proporzioni sono calibrate con una precisione che distingue questi sgabelli da modelli più ordinari, mentre la scelta del rovere o del noce conferisce a ogni pezzo una propria identità cromatica e materica.

Sono tra gli oggetti più versatili prodotti da Cassina. Possono essere utilizzati come sedute, come piccoli piani d’appoggio oppure come elementi scultorei all’interno di ambienti che già ospitano arredi dalla forte presenza. La loro essenzialità non è una rinuncia, ma una precisa dichiarazione d’intenti.

How to Read the Full Cassina Chair Program

Un modo efficace per comprendere la produzione Cassina è leggerla non in ordine cronologico, ma attraverso la sua struttura. Alcune sedute mettono al centro la struttura portante, come la LC 1 e la Zig Zag. Altre, come la Cab, fanno della superficie il proprio elemento distintivo. Altre ancora pongono l’accento sul rapporto tra il corpo, la gravità e la postura: la seduta ribassata della Capitol Complex Chair, per esempio, anticipa un modo ben preciso di vivere e abitare lo spazio. Nel loro insieme, le sedie della nostra collezione esprimono concezioni differenti di ciò che una seduta può richiedere tanto a chi la progetta quanto a chi la utilizza.

Una domanda ricorre spesso tra collezionisti e interior designer: quale sedia Cassina mantiene meglio il proprio valore nel tempo? La risposta più corretta è che la serie I Maestri, che comprende la LC 1 e la Capitol Complex Chair, vanta una provenienza culturale capace di sottrarsi alle oscillazioni delle mode e del mercato. Sono oggetti il cui significato è legato alla storia dell’arte e del design, non ai cicli delle tendenze. Le creazioni di Bellini, e in particolare la Cab, occupano una posizione analoga, grazie a una concezione materica così specifica da non avere equivalenti immediatamente sostituibili.

Per architetti e designer impegnati in progetti residenziali o nel settore dell’hospitality, l’ampiezza del catalogo Cassina rappresenta anche un vantaggio concreto. Un unico produttore può offrire sedie da pranzo, poltrone lounge, sgabelli e poltrone dalla forte presenza scenica, accomunati da un’attenzione rigorosa alla sincerità strutturale e alla specificità dei materiali, pur senza ricorrere a un unico linguaggio estetico. Gli ambienti arredati interamente con pezzi Cassina difficilmente assumono l’aspetto di uno showroom: sembrano piuttosto spazi progettati con consapevolezza, equilibrio e cura.

Il nostro Design Concierge affianca regolarmente i clienti nella scelta e nell’inserimento degli arredi Cassina sia in progetti residenziali sia in spazi contract. Per chi desidera vedere le collezioni ambientate prima di procedere all’acquisto, lo Showrooms Navigator permette di individuare lo showroom più vicino.

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