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Come Vico Magistretti ha reinventato il divano moderno

Pochi designer hanno saputo interpretare il divano moderno quanto Vico Magistretti. Nel corso di una carriera che ha contribuito a definire il linguaggio visivo del design italiano del dopoguerra, l’architetto e designer milanese ha trasformato il divano da semplice elemento d’arredo imbottito in una presenza più fluida, scultorea ed espressiva.

brand lifestyle Ottobre 2026
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L’approccio di Magistretti era solo apparentemente semplice. Il designer eliminava ogni elemento ornamentale superfluo, sperimentava materiali innovativi e considerava il comfort una componente essenziale della forma, anziché un aspetto da aggiungere in un secondo momento. Ne è scaturita una produzione che, a distanza di decenni, conserva una sorprendente attualità.

I suoi divani nascono da una profonda comprensione del modo in cui le persone vivono e abitano uno spazio. In questo senso, il contributo di Magistretti al design del divano moderno consiste soprattutto nell’aver ripensato radicalmente ciò che un divano poteva essere.

Il designer

Nato a Milano nel 1920, Vico Magistretti si formò immerso nella vivace cultura architettonica della città. Suo padre, Pier Giulio Magistretti, era architetto, e il giovane Vico ne seguì le orme, laureandosi in architettura al Politecnico di Milano.Questa sensibilità architettonica acquistò un’importanza particolare nell’evoluzione del design italiano dell’arredo tra gli anni Sessanta e Settanta. I progettisti guardavano con crescente interesse alla produzione industriale e ai nuovi materiali sintetici, mentre aziende come Cassina collaboravano con gli architetti per creare mobili capaci di entrare nella casa moderna conservando, al tempo stesso, una forte identità.

Magistretti si trovava nel cuore di questo cambiamento. I suoi progetti si distinguevano per il rigore delle forme, sempre temperato da una vena di ironia e da un senso del gioco che affiorava sotto la precisione del disegno.

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Il divano come un paesaggio

Uno dei contributi più significativi di Magistretti al design dell’arredo moderno è stata la sua capacità di concepire il divano come un paesaggio, anziché come un oggetto statico e rigidamente definito.

Il divano tradizionale tendeva a essere pensato come un’unità architettonica facilmente riconoscibile: una struttura, una seduta, uno schienale e dei braccioli. Magistretti mise in discussione questa impostazione, esplorando volumi più morbidi, geometrie inusuali e rapporti più liberi tra i diversi elementi che lo componevano.

Da lontano, i suoi divani possono apparire quasi architettonici; da vicino, invece, rivelano un carattere informale e accogliente. È proprio questa tensione tra rigore e naturalezza a costituire uno degli elementi fondamentali del loro fascino duraturo.

Magistretti lasciava spesso che fossero la struttura e la silhouette stessa a diventare decorazione. Curve, cuscini e cuciture assumevano quel ruolo espressivo che un tempo era affidato all’ornamento. Il risultato era profondamente moderno: un arredo capace di affermare la propria presenza all’interno di un ambiente senza mai sopraffarlo.

Maralunga: una nuova idea di comfort

Tra i divani più celebri di Magistretti figura Maralunga, progettato per Cassina nel 1973. Divenne una delle opere simbolo del design italiano moderno e, ancora oggi, rappresenta un punto di riferimento per la progettazione del divano contemporaneo.

La forza di Maralunga risiede nella capacità di coniugare una straordinaria semplicità formale con una struttura sorprendentemente versatile. Il caratteristico schienale può essere sollevato o abbassato, permettendo al divano di modificare tanto il proprio aspetto quanto il modo in cui viene utilizzato: da una postura più composta e verticale a una configurazione più rilassata, quasi da lounge.

Il divano dimostrava inoltre come l’innovazione tecnologica potesse rimanere quasi invisibile. Il sofisticato meccanismo che ne regola il funzionamento è integrato nel progetto, anziché essere esibito come elemento tecnico.

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Maralunga continua a evolversi

Forse il capitolo più significativo della storia di Maralunga è proprio il fatto che Cassina non l’abbia mai considerata un pezzo da museo. Nel 2024, l’azienda ha riprogettato il meccanismo interno in collaborazione con la Fondazione Magistretti, aumentando di sette gradi l’inclinazione dello schienale e mantenendo al tempo stesso l’originario sistema basato sulla catena di bicicletta. La famiglia si è inoltre ampliata con Maralunga Maxi, caratterizzata da una seduta più profonda, proporzioni più generose e un cuscino lombare aggiuntivo: interventi discreti che rendono un progetto del 1973 sorprendentemente in sintonia con il modo in cui viviamo oggi.

C’è poi la più teatrale Maralunga 50, presentata nel 2023 per celebrare il cinquantesimo anniversario del divano e l’ingresso di Magistretti nella collezione iMaestri di Cassina. Rivestita in un distintivo Nubuck rosso, il colore che Cassina associa in modo particolare alla figura del designer, trasforma la silhouette ormai familiare in un oggetto dall’aura quasi da collezione.

E la storia non si è fermata qui. Nel 2026, una Maralunga vintage è stata protagonista di una collaborazione in edizione limitata tra Liberty London e Vinterior, con un nuovo rivestimento in Shadow Stripe Weave di Liberty. È un dettaglio piccolo, ma significativo: a più di cinquant’anni dal suo debutto, il divano di Magistretti continua ad accogliere nuovi materiali, nuovi gusti e nuovi riferimenti culturali senza perdere la propria identità.

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